Palazzo Armao


Immerso in un contesto particolare, quale era quello degli stoviglieri, in rapporto intenso con l’attività che in esso ferveva, rappresenta, per gli stefanesi, l’emblema di una civiltà storico-culturale passata ma sempre presente nella propria memoria storica.
Il Palazzo rientra tra quelle tipologie di edifici che ospitavano all’interno della stessa struttura produttiva la residenza del “principale”.
Nella seconda metà dell’800 la fabbrica degli Armao diventa una delle più importanti. Fu durante questo periodo di maggiore splendore della produzione fittile maiolicata che gli Armao ampliarono la fabbrica decidendo di conglobare all’interno della stessa struttura la propria abitazione, aggiungendo al corpo basso un secondo piano.
Nasce così Palazzo Armao, in stile semplice ottocentesco.
Il periodo di maggior splendore durò fino ai primi decenni del ‘900, durante il quale il Palazzo subì nuovi interventi: fu arricchito di nuovi preziosismi, tra i quali le sontuose decorazioni pittoriche sulle volte di alcuni ambienti del primo piano che rappresentano oggi un fedelissimo esempio del talento inventivo e coloristico della cultura liberty dei primi anni del secolo scorso e i pavimenti maiolicati di ottima fattura di fine '800 che adornano i saloni del Palazzo.
Il fregio di ornamento del prospetto principale del Palazzo (rifascio a nastro formato da 116 mattonelle maiolicate in lunghezza e 4 in altezza) mostra una serie di leoni a coppia, affrontati, alzati o rampanti, alternati da una semplice ornamentazione a racemi vegetali e ad un vero e proprio catalogo di vasi greci, che costituiscono 10 diversi tipi per forma e decorazione.
Successivamente, nel secondo dopoguerra, con il declino della produzione fittile, la conseguente cessione dell’attività da parte della famiglia Armao e il loro trasferimento a Palermo, l’edificio conosce un periodo di decadimento strutturale in cui versa fino a quando fu acquistato dall’amministrazione comunale per il suo recupero.
Oggi il Palazzo, restaurato, è sede della biblioteca comunale.