Cimitero vecchio


Posto sulle colline, a circa 1 km dal centro storico del paese, lungo la strada che raggiunge il sito dell’antico paese abbandonato, si nasconde tra filari di cipressi il vecchio campo santo, un rettangolo irregolare che misura poco più di 20 metri per 18 ed accoglie quasi 90 tombe, a forma di cippi rettangolari. Venne utilizzato tra il 1870 e il 1880, fino a quando fu aperto il nuovo cimitero, restando così isolato nella sua quiete. Del tutto privo di manutenzione e non più attrazione di culto degli avi, il sacro luogo resta soggetto ad un processo di occultamento causato da accumuli di argilla trascinate dai dilavamenti meteorici e forti incespugliamenti di essenze botaniche spontanee che ad una ricognizione operata nel 1988 lasciavano stentatamente enumerare 37 sepolture differenti tra esse per forme, sventrate da profanazioni, divelte dalla spinta dei terreni e, qua e là, ricoperte da residui tratti di manti ceramici caratteristici per cromie e disegni compositivi.
Il lavoro di scavo e restauro effettuato dalla soprintendenza dei beni CC. e AA. di Messina negli anni 90 ne ha restituito in gran parte la configurazione, consolidandone i monumentini, e intervenendo per la conservazione dello straordinario rivestimento in mattonelle maiolicate che costituisce l’aspetto più interessante e significativo, ancorché il più ricco e colorito campionario della produzione stefanese del XIX secolo.
Le sepolture hanno forme diverse, ma tipologie d'impianto analoghe: il vano della sepoltura, sempre avvenuta con l'uso di cassa, sottostà al livello di calpestio, culmina con voltine in mattoni o con pietre alla cappuccina e su essa si imposta il monumentino più o meno ricco che costituirà poi letto di posa per i manti di "ambrogette" le cui cromie vanno dal semplice manganese su fondo bianco fino al fastoso intreccio di geometrie, fiorami, rocailles, aventi colori che vanno dal giallo ferraccia, al blu cobalto al verde ramina ed al rosso vinaccia.
Tali manti ceramici costituiscono oggi, forse, il più vasto campionario di produzione maiolica pavimentale che caratterizza 1'800 stefanese, segnandone l'evoluzione, contribuendo alla datazione dei singoli monumenti, offrendo una preziosa testimonianza attributiva alle singole botteghe di produzione individuabili dai marchi apposti sul retro.
Si possono contare circa 75 tipologie di mattonelle, dovuto a 12 impianti di produzione, così come si evince da marchi esistenti, mentre sul retro delle piastrelle staccatesi e conservate nel museo di Palazzo Trabia si possono leggere i nomi dei più vecchi artigiani di S.Stefano.
L’intreccio dei colori, la brillantezza degli smalti, la varietà dei temi decorativi, concorrono nel rendere estremamente lieto e fiorito questo giardino di memorie e di affetti.